09 novembre 2012

la Musica, la mia Chitarra; sentirsi chiamare maestro


Sono alcuni anni che insegno tecniche e basi di teoria musicale sulla chitarra.
Il gruppo di ragazzi che segue le mie "lezioni", se così posso definirle, mi ha regalato gioia e soddisfazione.
Siamo purtroppo alle ultime lezioni insieme, saranno per me preziosissime.
Ogni parola ed ogni mio gesto sullo strumento viene pesato con la dovuta serietà; ogni cosa deve essere curata fino ad arrivare a scoprirne l'essenza, altrimenti non potrei riuscire ad insegnarla a qualcuno.


Ascoltare continuamente i movimenti grezzi ed imprecisi dei miei allievi e sentire la loro musica, le loro dita premere a volte anche fino a sanguinare.
Ascoltare e percepire il bello tra una nota e l'altra, il bello ogni volta che il loro tocco migliora, la postura è più precisa, la mano più veloce.


Ragazzi... vi annoiavo e vi annoio tanto con il metronomo ma al tempo stesso ripeto continuamente che la tecnica da sola non fa musica:
la tecnica permette di trasformare la voce del tuo sentimento e del tuo animo per farla ascoltare a qualcuno, più precisamente a chi ha voglia di ascoltare o di suonare insieme a voi.

Ogni volta che i miei allievi usano il termine "maestro" per identificarmi, sento la responsabilità di dover onorare e rispettare questo importante appellativo.

Decisi di fare un corso o meglio un percorso suonando in gruppo, portando inizialmente tutti più o meno allo stesso livello.

Decisi di fare questo perché l'importanza di suonare insieme agli altri è fondamentale per insegnare la cosa più attraente e sublime nel suonare e nel fare musica:

-Riuscire a sentire il bello tra una nota e l'altra proprio mentre il nostro strumento non suona ma lascia suonare quelli degli altri.-

Un grande abbraccio a tutti i miei allievi, 
vi aspetto alla prossima lezione e vi ringrazio per avermi scelto come vostro maestro.

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